La Mappa dei Talenti: pensare, vedere, essere

Uno strumento per indagare la nostra realtà biologica

di Giulia Rosetti

“Chi vuoi diventare?” è una domanda che spesso si rivolge a chi fatica a trovare la propria strada. Come se tutto dipendesse da un atto di volontà capace, se perseguito con costanza, di trasformarci in qualunque cosa desideriamo.

Questo approccio non è sbagliato: possiamo davvero decidere di diventare qualcuno o di fare qualcosa, e riuscirci anche molto bene, modellando la nostra vita in quella direzione. Ma ci siamo mai chiesti se questo sia davvero il percorso più funzionale per noi? E se, inseguendo un ideale, rischiassimo di intraprendere una strada che non ci appartiene nel profondo?

Perché, invece, non domandarci: “Chi sono io veramente?”

La psicobiogenealogia ha ampiamente dimostrato che siamo il risultato di esperienze stratificate nel tempo all’interno del nostro albero genealogico. Traumi del passato, eventi bellici, tradimenti affettivi o sociali, ingiustizie familiari: questi e altri accadimenti lasciano tracce nel campo energetico del clan, contribuendo a formare quello che chiamiamo inconscio collettivo familiare. Alcuni di questi vissuti arrivano fino a noi, trasmessi come una sorta di eredità invisibile.

Li definisco un dono, perché, in fondo, di questo si tratta: una risorsa speciale derivante dall’esperienza di un nostro antenato, tramandata affinché possiamo essere protetti dal rischio di ripetere il suo stesso dolore. L’insieme di questi doni costituisce quella che chiamiamo la nostra “realtà biologica”: la nostra autentica essenza, indipendentemente da quanto siamo consapevoli di essa.

Questa realtà biologica rappresenta ciò che siamo realmente, oltre le idee e le aspettative che ci sono state inculcate fin dal concepimento dai nostri genitori, dalla famiglia e dal contesto sociale e culturale. Con il tempo, tali condizionamenti sono diventati parte del nostro modo di pensare e percepire noi stessi.

Il problema è che, mentre queste idee ci vengono trasmesse in modo consapevole e razionale, la nostra realtà biologica si trasmette a livello inconscio. E ciò che non conosciamo non possiamo gestirlo: il rischio concreto è vivere un’esistenza dettata da ciò che crediamo di essere, piuttosto che in sintonia con ciò che siamo davvero. Da qui nascono sofferenza, malattie e la ripetizione di esperienze frustranti o dolorose.

Il lavoro sulle Mappe rappresenta una sintesi simbolica di elementi di psicobiogenealogia, epigenetica ed etologia umana. L’uso degli archetipi numerici e simbolici dei Tarocchi favorisce la visualizzazione e la comprensione profonda dei messaggi genealogici.

La Mappa dei Talenti

Cosa ci appassiona davvero? Qual è il nostro modo istintivo di reagire agli eventi? Cosa ci fa sentire vivi? In cosa eccelliamo? Cosa cerchiamo nelle relazioni di coppia e perché?

La Mappa dei Talenti aiuta a rispondere a queste domande, facendo emergere i nostri bisogni profondi e le nostre inclinazioni naturali. Li chiamiamo bisogni perché, in quanto esseri umani, abbiamo una necessità biologica ereditata dall’albero genealogico di soddisfarli. Quando restano inespressi, possono manifestarsi sotto forma di problemi ricorrenti, poiché il nostro inconscio continua a riproporli per trovare una soluzione. Ma sono anche talenti: ogni shock ereditato, se portato alla luce della consapevolezza e riconosciuto come un lascito genealogico, può trasformarsi in una risorsa preziosa, un’attitudine speciale da valorizzare e utilizzare a nostro vantaggio.

Formazione

Per approfondire:nel mio corso “Tarocchi di Marsiglia e Mappa dei Talenti” insegno i fondamenti scientifici di questo strumento, e come utilizzarlo e leggerlo attraverso gli archetipi simbolici.